• Gabriele Magagnini

IL GIORNO DEL RICORDO

Sono trascorsi 73 anni dal 10 febbraio 1947, quando i confini orientali dell’Italia vennero completamente ridisegnati, con il passaggio della maggior parte dell’Istria alla Jugoslavia. In riferimento a questa data è stata istituito, con la legge n. 92 del 30.03.2004, il “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Quello che è accaduto in Istria e in Dalmazia dopo l’8 settembre 1943, in particolare tra 1944 e 1945, è una delle pagine più inquietanti della storia italiana. Dal settembre 1943 gli infoibati furono varie migliaia. Non si trattava solo di vendette contro i fascisti e i loro collaboratori: vennero colpiti anche gli autonomisti e gli antifascisti, sulla base dell’equazione “Italia uguale fascismo”.

E dopo le foibe, l’esaltazione e l’esasperazione del criterio etnico portarono all’esodo: un grande esodo forzato per effetto del trattato di pace del 1947, che aveva assegnato alla Jugoslavia la maggior parte della Venezia Giulia prebellica, comprese le città italiane di Pola, Rovigno, Parenzo, Fiume e Zara. Una nuova ondata migratoria si manifestò dopo l’intesa con la quale nell’ottobre 1954 fu assegnata alla Jugoslavia la Zona B del territorio libero di Trieste.

Di questa storia, a lungo ignorata, non dobbiamo dimenticare e cancellare nulla: non le sofferenze subite dalle minoranze slave negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani dal regime comunista del maresciallo Tito.

Gli storici sono ormai concordi nel giudicare la Venezia Giulia come una sorta di “laboratorio” della contemporaneità nell’Europa Centrale: un piccolo territorio sul quale si sono concentrati in maniera tragicamente esemplare alcuni dei fenomeni più significativi e devastanti dell’età contemporanea: contrasti nazionali, dissoluzione di imperi plurinazionali e plurisecolari; regimi antidemocratici; persecuzioni razziali e creazione dell’universo “concentrazionario” nazista; trasferimenti forzati di popolazione; conflittualità est-ovest lungo una della frontiere della guerra fredda. Insomma una sintesi delle grandi tragedie del Novecento, concentrata su questo fazzoletto di terra e “inaugurata” proprio 100 anni, il 13 luglio 1920, dal rogo del Narodni dom, il più importante centro culturale e politico delle organizzazioni slave in città, ad opera dello squadrismo fascista giuliano.

Anche quest’anno il Comune di Recanati, in collaborazione con l’Istituto Storico “Morbiducci” di Macerata, si prepara a ricordare questa ricorrenza non tanto per celebrarla, quanto piuttosto per fornire alle nuove generazioni sia riflessioni storiche sul Novecento sia strumenti di comprensione di un tempo presente sempre più inquieto e xenofobo. È per questo che è stato invitato lo storico triestino Fabio Todero, dell’ISREC FVG - Istituto regionale per la storia della resistenza e dell’età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, autore di numerosi e autorevoli studi sulle vicende dell’Alto Adriatico tra primo e secondo dopoguerra; il professor Todero, che ha già avuto modo di incontrare gli studenti recanatesi negli anni scorsi, focalizzerà il suo intervento sul tema “L’incrocio dei totalitarismi nel confine orientale d’Italia”

L'intervento del prof. Todero intende ripercorre la storia del confine orientale, tragicamente segnata, nel secolo breve, dall"apparirvi di regimi antidemocratici, impegnati ad imporre le loro pretese totalitarie su una società locale profondamente divisa. In circa un quarto di secolo, infatti, il territorio conobbe il fascismo, qui ribattezzato "fascismo di confine", il nazismo e infine il comunismo jugoslavo. Ognuno di questi momenti fu drammaticamente caratterizzato dalla violenza, che conobbe il suo culmine tra il 1943 e il 1945. Infine, il lungo secondo dopoguerra giuliano fu segnato dal tracollo dell'italianità adriatica, con il prolungato esodo da Zara, da Fiume e dall'Istria delle popolazioni giuliano-dalmate con la perdita definitiva di quelle regioni da parte di un'Italia che il secondo conflitto mondiale aveva duramente provato.

Per imprevisti di carattere organizzativo, l’incontro che avrebbe dovuto tenersi sabato 8 febbraio si svolgerà sabato 29 febbraio alle ore 9,30, presso l’Aula Magna alla presenza degli studenti delle scuole recanatesi. Agli stessi verrà fornito un dossier di documenti su cui poter preparare opportunamente l’incontro con il prof. Todero


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