• Gabriele Magagnini

XXX EDIZIONE DELLE GIORNATE FAI DI PRIMAVERA

Evento nazionale di partecipazione attiva e di raccolta pubblica di fondi sabato 26 e domenica 27 marzo 2022 Le Giornate FAI compiono Trenta Primavere Una festa, ma non solo: l’occasione per rinsaldare i valori del vivere civile testimoniati dal patrimonio culturale In programma visite a contributo libero in oltre 700 luoghi inaccessibili o poco conosciuti in 400 città. Elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione su www.giornatefai.it Sabato 26 e domenica 27 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Oltre 700 luoghi solitamente inaccessibili o poco conosciuti in 400 città saranno visitabili a contributo libero, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, grazie ai volontari di 350 Delegazioni e Gruppi FAI attivi in tutte le regioni (elenco dei luoghi aperti e modalità di partecipazione consultabili su www.giornatefai.it; per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, è consigliata la prenotazione online perché garantisce l’accesso alla visita). Le Giornate FAI quest’anno compiono “trenta primavere”: dal 1993 a oggi, 14.090 luoghi di storia, arte e natura aperti in tutta Italia, visitati da oltre 11.600.000 di cittadini, grazie a 145.500 volontari e 330.000 studenti “Apprendisti Ciceroni”. Un traguardo esaltante, che tuttavia non potrà essere solo una festa. Nel pieno di una guerra che segna tragicamente la storia europea, non è il momento di festeggiare, né di invitare gli italiani a distrarsi nel puro godimento delle meraviglie del nostro Paese, ma piuttosto a concentrarsi sul significato e sul ruolo del patrimonio culturale che riflette la nostra identità, testimonia la nostra storia e rinsalda i valori del vivere civile. In cos’altro si incarna, del resto, l’identità di un popolo se non nella sua storia, nella cultura e nella tradizione? I monumenti, il paesaggio, le opere d’arte raccontano chi siamo a chi non ci conosce e alle generazioni presenti e future: il patrimonio culturale è come il patrimonio genetico di un popolo, che conserva a perenne memoria un codice di esperienze e valori condivisi su cui si fonda la nostra umanità. Mai come quest’anno, allora, le Giornate FAI mostrano il loro più autentico spirito civico ed educativo, che è nella missione del FAI: visitare gli oltre 700 luoghi eccezionalmente aperti dai volontari del FAI sarà l’occasione per conoscere la nostra storia e riflettere su quanto può insegnarci per affrontare il presente e il futuro, perché ciò che siamo e che abbiamo non sia dato per scontato, ma sia compreso e apprezzato come esito di lunghi e talvolta drammatici trascorsi che ci accomunano come italiani, europei, e con l’umanità tutta. Proteggere, conservare e valorizzare il patrimonio culturale, aprendolo al pubblico e invitando tutti gli italiani a conoscerlo e frequentarlo: FAI - Fondo Ambiente Italiano – Gruppo FAI Recanati recanati@gruppofai.fondoambiente.it __________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________ Fondazione nazionale senza scopo di lucro per la tutela e la valorizzazione dell’arte, della natura e del paesaggio italiani. Per donazioni con carta di credito: telefono 02 467615259 – destinazione 5 x 1000 Codice Fiscale 80102030154

questa è la missione del FAI, che proprio in questi tempi bui, in queste Giornate FAI, trova un senso ancor più profondo e una funzione ancor più necessaria e urgente. Il FAI, come istituzione della Repubblica, ha scelto di esprimere in maniera esplicita la vicinanza e la solidarietà con il popolo ucraino esponendo i colori della sua bandiera in tutta la comunicazione e nei Beni, ma la Fondazione vuole dare un contributo concreto e perciò si impegna oggi formalmente a finanziare il recupero di un’opera d’arte del patrimonio culturale ucraino che sarà individuato non appena cesserà la guerra e sarà avviata la ricostruzione del Paese. Chi deciderà di prendere parte alle Giornate FAI potrà offrire un contributo per sostenere la Fondazione. Ai partecipanti verrà suggerito un contributo non obbligatorio a partire da 3 euro e la donazione online su www.giornatefai.it consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita; per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, la prenotazione online è consigliata per garantirsi l’accesso alla visita. Chi lo vorrà, potrà sostenere ulteriormente il FAI con contributi di importo maggiore oppure con l’iscrizione annuale, sottoscrivibile online o in piazza in occasione dell’evento (box in fondo per dettagli). Un weekend per riconnetterci alla storia e alla cultura dell’Italia, che permetterà ai visitatori di sentirsi parte dei territori in cui vivono e di cui spesso non conoscono appieno la bellezza e il valore. Verranno aperti ville e palazzi storici, aree archeologiche, chiese di grande valore architettonico o storico-artistico, esempi di archeologia industriale, castelli, biblioteche, collezioni d’arte e musei. Non mancheranno itinerari nei borghi alla scoperta di angoli meno noti del paesaggio italiano, dove si conservano tesori nascosti e si tramandano antiche tradizioni, e visite didattiche in parchi urbani, orti botanici, giardini storici e cortili, che nascono dall’impegno messo in campo dalla Fondazione per la diffusione di una più ampia “cultura della natura”. Ecco le aperture che troverete nella Provincia di Macerata: Aperture a cura di: GRUPPO FAI RECANATI RECANATI (MC) TEATRO PERSIANI Via Cavour “La scelta del luogo attuale e l’acquisto delle case ivi esistenti fu laborioso”. Diverse le proposte sulla scelta del luogo dove costruire il nuovo teatro; Monaldo Leopardi avrebbe voluto realizzarlo vicino al suo palazzo, piazza Colonna (attualmente piazzale Monaldo Leopardi) ma gli altri condomini scelsero l’attuale collocazione (Corso Cavour), vicino alla centro città per sottolineare l’importanza del teatro e la cultura per la città stessa. Corso Cavour, quando il teatro venne costruito, era un’appendice della vecchia piazza. Quando il 7 gennaio 1840 il Teatro Nuovo fu aperto al pubblico la cittadinanza riconobbe infine a Monaldo il merito di essere stato “Primo motore de le patrie scene”. La sala disegnata da Tommaso Brandoni prevedeva la curva a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi, come preventivato nel manifesto-programma. Il boccascena è architravato, sorretto da binati di paraste decorate culminanti in coppie di mensoloni a A cura della GRUPPO FAI di RECANATI, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Recanati, l’AMAT e con il Liceo Classico Giacomo Leopardi, durante il week end dedicato alla cultura sarà possibile conoscere la storia di questo teatro, la cui realizzazione fu promossa dal gonfaloniere Monaldo Leopardi (padre di Giacomo), con il manifesto-programma dell’8 febbraio 1823 e firmata dall’architetto Tommaso Brandoni.

modiglione. L’apparato decorativo venne dipinto dai sangiorgiesi Saverio ed Eusebio Basili; il plafone, raccordato con lunette dipinte a Trompe l’oeil, venne affrescato dal riminese Marco Capizucchi e poi rinnovato nel 1870 dai Recanatesi Luigi Basvecchi e Lorenzo Urbani; la scenotecnica venne curata dal maceratese Gaetano Ferri; le scene furono fornite dal celebre pittore e scenografo faentino Romolo Liverani. Quando venne inaugurato nel 1840 fu dedicato al musicista recanatese Giuseppe Persiani. La prima rappresentazione per l’apertura del nuovo Teatro di Recanati, nel Carnevale del 1840, dedicata ai Signori Condomini di esso, fu l’opera “Beatrice di Tenda” di Vincenzo Bellini. Lavori di restauro sono stati eseguiti nel 1870 e nel 1923 sono state apportate modifiche per dar luogo a spettacoli lirici. L'ottima acustica della sala ha permesso prestigiosi cartelloni. In occasione del centenario della nascita di Leopardi nel 1898 Pietro Mascagni diresse un suo "Poema Sinfonico"; Beniamino Gigli vi cantò "Tosca" e "Bohème". Ha 400 posti in un'ampia platea a ferro di cavallo, tre ordini di palchi più il loggione. La decorazione interna è differenziata per ogni ordine di palchi ed è realizzata in stucco dorato. I medaglioni del soffitto raffigurano Alfieri, Metastasio, Goldoni e Guido d'Arezzo. La Sala dei trenta del Teatro Persiani ospita il Museo dedicato al tenore Beniamino Gigli. La visita per le giornate FAI inizia dal foyer dove sono apposte le lapidi all’inizio delle due scalinate che immettono nei palchetti dove si segnala la presenza di Pietro Mascagni che nel 1898 (centenario della nascita del Poeta) presentò in teatro un’opera dedicata a Giacomo Leopardi; e dove si ricorda la presenza di Beniamino Gigli che in questo teatro, durante la sua immensa popolarità, mise in scena due opere per beneficienza. Salendo nel primo ordine dei palchetti si accede al palcoscenico, dove si può ammirare nella sua bellezza il teatro nel suo insieme. Da qui inizia un percorso che permette di conoscere le più importanti peculiarità di un teatro storico, come il ‘graticcio’ che sovrasta il palcoscenico, un graticolato in legno che attraverso un sistema di corde laterali permettono di cambiare le scene con grande celerità. Un affaccio sul retro del sipario per capire l’imponenza della struttura, fatta di camerini, salette di prova e ripostigli. La visita prosegue e termina riprendendo dal palcoscenico il corridoio del primo ordine di palchi per ritrovarsi nuovamente nel foyer. Orari : - sabato 26 marzo dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) - domenica 27 marzo dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) Ingresso, su prenotazione consigliata, con un contributo a partire da € 3,00 e con green pass rafforzato ad esclusione degli studenti minori di 12 anni Ogni visita avrà la durata di circa 45 minuti Visite a cura di : Ciceroni Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati Formazione a cura dell’Arch. Paolo Basilici Per prenotare: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/teatro-persiani-recanati- 87100-41737/ RECANATI (MC) PALAZZO VENIERI E LA CAPPELLA DI SANTA RUFFINA Via Cavour 53 A cura della GRUPPO FAI di RECANATI, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Recanati e con il Liceo Classico Giacomo Leopardi, durante il week end dedicato alla cultura sarà possibile conoscere la storia di Palazzo Venieri a Recanati. L’edificio fu fatto erigere dal Cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Majano, il quale diresse anche i lavori di costruzione. Il palazzo, situato sul punto più alto della zona centrale di Recanati e

a cavallo delle mura urbiche, fu concepito come una costruzione a metà tra residenza e castello urbano. Nel settembre del 1473, dopo aver conglobato alcune abitazioni adiacenti si diede inizio ai lavori di costruzione del palazzo. Nel 1475 il Comune concede un ulteriore contributo di 800 ducati d’oro, oltre ai 700 già in precedenza erogati, con l’estensione della scarpata e al fine di garantire una maggior difesa delle mura. In questo periodo, l’architetto toscano Giuliano Da Majano, che stava seguendo i lavori della Basilica di Loreto, venne incaricato dal Cardinale Venieri di redigere i disegni del suo nuovo palazzo a Recanati. Il 3 agosto 1479 il Cardinale muore lasciando incompiuta la fabbrica e la costruzione viene sospesa. Nell’agosto del 1497 la morte del cardinale pose fine ai lavori del palazzo, che rimase così incompiuto. Molte colonne e capitelli preparati dall’architetto toscano andranno dispersi e gran parte saranno utilizzati (secondo alcune ipotesi) per la costruzione della Loggia dei Mercanti di Macerata (1482 – 1483), su progetto dello stesso Da Majano. Dopo la morte del Cardinale Venieri il palazzo passa nelle mani del Papa che lo cederà al nipote del Cardinale Giovanni Venieri. In seguito il palazzo è acquistato dalla confraternita di S. Giacomo che lo terrà per più di due secoli, riducendolo in grave stato di degrado. Il 7 aprile 1729, superando il divieto perpetuo di alienazione espresso dall’Arcivescovo Giacomo Venieri, il palazzo viene venduto al Conte Roberto Carradori, che interverrà con un restauro radicale portandolo a nuova forma. Nel XVIII secolo i nuovi proprietari ripresero i lavori e il palazzo assunse un nuovo aspetto, quello che conserva tuttora: venne innalzato un altro piano e le logge e gli archi del portico, con colonne in pietra d’Istria e raffinati capitelli con lo stemma cardinalizio, vennero chiusi nella facciata. Il cortile interno, che conserva ancora il disegno originale, si apre ad ali sul paesaggio collinare seguendo un modello che si riscontra frequentemente nelle architetture rinascimentali marchigiane; un arco-balcone si affaccia sulla fascia costiera e sopra di esso spicca un orologio con l’iscrizione «Volat irreparabile tempus». A Palazzo Venieri furono ospiti due Papi, Paolo III nel 1539 e Pio VII nel 1814. Con questo palazzo Giuliano da Majano sperimentò la soluzione che poi rimise in atto con la Villa di Poggioreale costruita per Alfonso d’Aragona a Napoli. Di fronte al palazzo una delle zone verdi della città, i giardini pubblici, che si snodano su tre livelli e aprono un vasto sguardo sull’Appenino e l’entroterra marchigiano. I restauri e le molte trasformazioni sono fatte sotto la direzione dell’architetto Pietro Augustoni il quale chiude le grandi arcate del portico esterno già destinate alle botteghe nel tempo della famose fiere di Recanati e, dividendo il primo piano, tanto all’esterno verso strada quanto all’interno verso il cortile, ne ricavava un mezzanino. Le colonne in muratura nel cortile sono rivestire e integrate in due nuovi corpi di fabbrica, facendo scomparire il portico verso il mare, rimane l’arco-balcone sormontato dall’orologio. Sono ancora visibili nei capitelli marmorei del loggiato interno, l’arme del cardinale Venieri, d’origine veneziana, mentre quelle dei Carradori si contraddistinguono nei capitelli rifatti nel Settecento. Lo scalone d’onore consente l’accesso ai saloni del piano nobile, finemente decorati con allegorie sacre e profane ad opera del pittore Saverio Moretti (1800- 1866). Nel 1882 il palazzo viene acquistato da Antonio Pascucci Garulli , genero del Conte Carradori. Dal 1936 è destinato dal Comune a sede di Istituti di interesse pubblico, attualmente sede del Liceo Classico Giacomo Leopardi. Gli odierni giardini pubblici erano parte del Palazzo e collegati da una galleria sotterranea alle vecchie scuderie. La Cappella di Santa Ruffina, inserita nello splendido contesto del piano nobile, è stata edificata ai primi dell’800 dopo che il Conte Luigi Carradori aveva ricevuto in dono il corpo di Santa, giovane vergine e martire proveniente dalle catacombe di Santa Priscilla in Roma. Il corpo viene collocato nella cappella nel 1811 nel corso di una grandiosa festa e dal quel momento i cittadini di Recanati hanno libero accesso alla Cappella e nasce una forte devozione per la Santa, con offerte di ex voto e ricevimento di grazie. Il corpo, rivestito di nobili vesti di seta avorio intessute d’oro e d’argento con la tecnica del “punto di pittura” tipicamente ottocentesca, è collocato dietro il paliotto in un’Urna di legno di colore purpureo dipinta e dorata e foderata da un drappo di seta rossa, vicino al cuscino vi è un’ampolla/reliquario contenente il sangue versato.

Orari : RECANATI (MC) GIARDINI PUBBLICI BENIAMINO GIGLI Via Cavour 53 Il palazzo Venieri è stato costruito negli anni ottanta del secolo XV su iniziativa del cardinale Anton Giacomo Venieri (1422-1500), di una importante famiglia recanatese ma di origine veneta, che aveva incaricato, con la mediazione di Lorenzo il Magnifico, le prestazioni del celebre architetto toscano Giuliano da Maiano, che stava lavorando in quegli anni alla Basilica di Loreto. Il palazzo non fu del tutto completato per la morte improvvisa del cardinale. Il magnifico edificio divenne poi proprietà della Compagnia di San Giacomo e rimase sottoutilizzato per quasi due secoli. Non sappiamo se nel progetto dell’architetto toscano fosse previsto un giardino. Quasi certamente nel lato di levante, dove oggi è la palestra del Liceo Classico, vi era una limonaia. Per avere un cambiamento della situazione e un primo progetto per i giardini dobbiamo aspettare appunto due secoli. Esattamente nel 1724, quando Benedetto Carradori, proveniente da Montefano da una ricca famiglia di costruttori di carri e carrozze, sposa Costanza Flamini, di una nobile famiglia recanatese e figlia di Rosalia Antici. Cinque anni dopo, nel 1729, il conte Benedetto acquista il Palazzo Venieri, probabilmente dalla stessa compagnia di San Giacomo. Le due mappe urbane di Recanati del 1818 e del 1873 del Catasto Gregoriano rendono evidenti le trasformazioni e ci consentono di vedere l'evoluzione delle acquisizioni immobiliari che permetteranno di allargare fino a raddoppiarlo il primitivo giardino realizzato davanti al palazzo già all’inizio del secolo XIX. Nel corso dello stesso secolo ci sono due avvenimenti familiari che conseguono effetti vistosi sulle trasformazioni del palazzo e dei giardini: il matrimonio del Conte Benedetto con la principessa Livia Rospigliosi nel 1813 ed il matrimonio di suo figlio Antonio con la principessa Laura Simonetti nel 1838. In entrambi i casi sono realizzati notevoli lavori di trasformazione del piano nobile del palazzo per allestire i relativi appartamenti ed è iniziato il percorso di trasformazione dei giardini. A partire dal 1838, cioè dopo le proprie nozze, l’impegno del conte Antonio Carradori si fa concreto. La sequenza temporale dei catasti del 1818, del 1873 e del 1937 mostra il percorso di realizzazione dei giardini attuali. Quando nel 1872 il senatore approva i propri progetti per i giardini ha 58 anni, in un decennio, muore nel 1882, dà ai giardini l'assetto definitivo, che vediamo ancora oggi. Secondo una consuetudine architettonica molto diffusa nelle dimore storiche del Centro Italia, che prende avvio addirittura nel Rinascimento, si guarda al bellissimo paesaggio collinare come una risorsa progettuale. Partendo dal cortile del Palazzo Venieri si entra nel piano strada dei giardini del palazzo che il conte Antonio, seguendo la suggestione culturale, vuole unire i due paesaggi, montano e marino, - sabato 26 marzo dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) - domenica 27 marzo dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) Ingresso, su prenotazione consigliata, con un contributo a partire da € 3,00 e con green pass rafforzato ad esclusione degli studenti minori di 12 anni Ogni visita avrà la durata di circa 60 minuti Visite a cura di : Ciceroni Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati Formazione a cura della Prof.sa Lucia Cingolani, Docente di Storia dell’Arte del Liceo Classico Giacomo Leopardi Per prenotare: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/palazzo-venieri-e-la- cappella-di-santa-ruffina-41735/ A cura del GRUPPO FAI di RECANATI, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di Recanati e con il Liceo Classico Giacomo Leopardi, durante il week end dedicato alla cultura sarà possibile conoscere la storia del Giardino di Palazzo Venieri, ora Giardini Pubblici Comunali intitolati al tenore recanatese Beniamino Gigli.

collegando il giardino di levante a quello di ponente con il progetto di una galleria, per accedere ai giardini direttamente dalla limonaia di levante, senza attraversare la via pubblica. Dal mare ai monti, seguendo l'eco lirica del poeta recanatese: "Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte”. Doveva essere particolarmente interessante allietarsi nel giardino orientale guardando le acque azzurre dell'Adriatico in mezzo ai limoni e poi infilarsi sotto il misterioso torrione medievale, ingresso della galleria, per avventurarsi nel buio, alla luce debole e tremolante delle candele, sino al coup de theatre finale, uscendo alla luce del sole dalla parte opposta, a mirar i monti azzurri, nello spazio infinito e verdissimo della Val Potenza, magari tra le eleganti colonne di un'architettura classica che sa di arcadia anche se un poco tarda. Il progetto del senatore se fosse stato realizzato avrebbe avuto questo sapore di studi classici e di eleganza dell'antico, ancora di moda sul finire dell'Ottocento. Il giardino anteriore veniva anche arricchito da una serra in pietra arenaria giallo ocra con lo stemma di famiglia, da una kaffeehaus e numerose sculture disposte tra il verde. La suggestione dei disegni, redatti forse a metà Ottocento, comunque tra il 1838 ed il 1882 è dovuta all’architetto Francesco Brandoni, professionista tutto da scoprire. In un periodo di incertezze storiciste ed eclettiche il Brandoni si richiama al neoclassico di inizio secolo, cercando continuità con il Quattrocento maianesco e lo stesso neoclassico dell'Augustoni. L'unica, quasi scherzosa, concessione all'eclettismo è il torrione medievale d’ingresso della galleria, a levante, definito nei progetti “baluardo”, non necessariamente progettato dal Brandoni. Sembra infatti collocabile entro una diversa suggestione culturale: il romantico percorso verso la natura del giardino con un misterioso passaggio sotterraneo e forse anche a ricordare il vecchio palazzo trecentesco, che i pochi documenti storici e il Benedettucci ascrivono allo stile gotico veneziano. L'unica cosa certa dei progetti del 1872 e del 1873 è che sono stati diretti da Luigi Bambini e approvati dal conte Antonio Carradori e, infine, che sono stati in gran parte realizzati come da progetto. I disegni del Brandoni sono invece rimasti sulla carta, ma crediamo che siano stati comunque di ispirazione per la costruzione dei padiglioni terrazzati verso ponente, che vediamo ancora oggi nei giardini pubblici attuali. Dopo la morte del conte Carradori nel 1882 ed il suo rovinoso fallimento finanziario il palazzo e i giardini vanno in proprietà del cavalier Antonio Pascucci Garulli, genero del conte avendo sposato nel 1873 la figlia Maria Carradori. In quegli anni i giardini erano ormai completati e venivano usati regolarmente dai Pascucci Garulli per feste e ricevimenti. La figlia maggiore del cavaliere Antonio, Laura (1874-1941), sposa nel 1897 il marchese Gianlodovico Pallavicino di Parma. Nel 1924 si celebrano a Recanati le nozze fra Mimì Pallavicino, figlia di Laura e Gianlodovico, e Umberto Re, ultimo avvenimento mondano nei giardini. Dopo un secondo fallimento, il Comune di Recanati, a metà degli anni Trenta del secolo XX, diventa proprietario del palazzo e dei giardini. Il palazzo diviene la sede del Regio Liceo Ginnasio Giacomo Leopardi e i giardini diventano pubblici. Entrambi inaugurati nel 1937 in occasione del Primo Centenario della morte del poeta Giacomo Leopardi e successivamente dedicati al grande tenore recanatese Beniamino Gigli. Orari : - sabato 26 marzo dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) - domenica 27 marzo dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 (ultimo ingresso) Ingresso, su prenotazione consigliata, con un contributo a partire da € 3,00 e con green pass rafforzato ad esclusione degli studenti minori di 12 anni Ogni visita avrà la durata di circa 30/45 minuti Visite a cura di : Ciceroni Liceo Classico Giacomo Leopardi di Recanati Formazione a cura dello Storico Ricercatore Marco Campagnoli Per prenotare: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/giardini-beniamino-gigli- 41738/

Aperture a cura di: ORTO SUL COLLE DELL’INFINITO Unico Bene Fai delle Marche RECANATI (MC) ORTO SUL COLLE DELL’INFINITO Via Monte Tabor 2 GIORNATE FAI DI PRIMAVERA 2022 !! A Recanati sarà aperto anche l’unico Bene FAI delle Marche ORTO SUL COLLE DELL'INFINITO In occasione delle Giornate FAI Di Primavera saranno organizzate visite guidate speciali alla scoperta dei segreti e delle bellezze dell'antico orto giardino del Convento di S. Stefano, oggi Orto sul Colle dell'Infinito, e della storia del Colle. Per questo appuntamento, l’Orto sul Colle dell’Infinito sarà aperto il 26 e 27 marzo dalle ore 10:00 alle ore 18:00 con il programma di seguito illustrato: Sabato 26 marzo e domenica 27 marzo alle ore 11:30 e 15:30 “Il quartiere leopardiano: dal Parco delle Rimembranze al Colle dell'Infinito”. Una visita speciale all’esterno del Colle dell’Infinito, dedicato al cosiddetto "quartiere leopardiano", oggi quartiere di Montemorello, che nel 1938 si volle trasformare in un “museo di cultura leopardiana” raggruppando i luoghi che ispirarono il poeta. Il percorso partirà dall’esterno del CNSL dove verrà introdotta l’architettura razionalista dell’edificio con brevi cenni sull’intervento di restauro del FAI, per poi proseguire verso il sacello leopardiano. La visita continuerà nel Parco delle Rimembranze, intorno al Monte Tabor fino alla sommità del Colle, per poi concludersi all’interno dell’Orto. Visite guidate a cura dello staff FAI - Orto sul Colle dell'Infinito - Durata 1 ora Sabato 26 marzo altri due appuntamenti alle ore 10:30 e alle ore 17:00 “Tra natura e storia”. Un percorso alla scoperta degli aneddoti storici e delle curiosità botaniche dell'Orto sul Colle dell'Infinito. Un viaggio nella storia dell’orto e dell’ex convento di S. Stefano, dall’arrivo delle monache clarisse nel XVI secolo, alla soppressione napoleonica del 1810 fino ai lavori di riqualificazione del 1926 del Colle e al recente progetto di recupero del FAI curato dall’architetto Paolo Pejrone. Attraverso alcuni passi dell'antico Memoriale del Sacro Monastero di Santo Stefano in Recanati, scritto da Suor Camilla Lazzarini nel 1609, si ripercorreranno le notizie e gli aneddoti più curiosi sull'orto e il suo convento, da orto concluso medievale a luogo della poetica leopardiana fino all'attuale riqualificazione come giardino semplice e laboratorio di biodiversità grazie alle piante e alle antiche colture del territorio oggi reintrodotte. Visite guidate a cura dello staff FAI – Orto sul Colle dell’Infinito – Durata 45 minuti Sempre sabato 26 marzo una giornata dedicata ai più piccoli alle ore 10, 11, 12, 15,16,17 con “Le ricette del Drago”. "Civiltà contadina" farà scoprire ai piccoli visitatori dell'orto tutte le magiche erbe che vi crescono ed insieme realizzeranno tante divertenti ricette. “La Talea di Drago.” Un progetto per raccogliere, piantare in vasetti e portare a casa talee dell’Orto da curare ed accudire. “La Zuppa di Drago.” Insieme a Civiltà Contadina i bambini leggeranno l'antico ricettario dei Draghi scoprendo nell'Orto gli ingredienti utilizzati per realizzare una "gustosa" pozione. Un modo per imparare a riconoscere gli ingredienti buoni e quelli non buoni. “Il Verde di Drago.” Tra ortaggi ed erbe, i bambini andranno alla scoperta delle diverse sfumature di verde presenti nell'Orto. Apprenderanno come le sostanze nutritive si associno ai colori della frutta e della verdura, imparando a mangiare più varietà di cibi colorati. Infine con le diverse tonalità di colori realizzeranno

opere d'arte naturali da portare a casa. “Le Uova di Drago.” Pronti a sporcarvi le mani? Imparando a riconoscere e a scegliere tra i diversi elementi presenti nell’Orto, i bambini creeranno delle “uova” di terriccio e argilla contenenti semi di piante e fiori. Potranno poi far “fiorire” le loro creazioni in aiuole, giardini, orti o nei luoghi più grigi e incolti delle nostre città dove, dopo qualche giorno, cresceranno piantine che daranno nuova luce al mondo che ci circonda. Laboratori per bambini dai 6 ai 12 anni – Durata 40 minuti Domenica 27 marzo alle ore 10:30 e 16:00 "Racconti dall'Orto” Un viaggio nella storia dell’orto e dell’ex convento di S. Stefano. Notizie, aneddoti e curiosità per conoscere la storia di questo complesso, vissuto per secoli come luogo di contemplazione e preghiera, e del suo orto giardino. "Partendo da alcuni passi dell'antico Memoriale del Sacro Monastero di Santo Stefano in Recanati, scritto da Suor Camilla Lazzarini nel 1609 e da alcuni documenti inediti dell'epoca, Antonella Maggini, studiosa e appassionata di storia locale, accompagnerà i visitatori in un viaggio all’interno di uno dei complessi religiosi più antichi di Recanati e del suo antico hortus conclusus. Notizie, aneddoti e curiosità per conoscere la storia di questo complesso, vissuto per secoli come luogo di contemplazione e preghiera, e del suo orto giardino. Durante la visita sarà possibile visitare anche l'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura "Giacomo Leopardi", solitamente chiuso al pubblico. Visite guidate a cura di Antonella Maggini, studiosa di storia locale. Durata 1 ora. Anche per domenica 27 marzo sarà in programma un appuntamento dedicato ai bambini alle ore 11:00 e ore 16:00 “Mister & Miss Green" con Michela D'Alessandris. Seduti sul grande prato dell'Orto i bambini creeranno due simpatici personaggi, "Mister & Miss Green". Usando semi, terra, calze ed un vasetto riciclato, realizzeranno una simpatica piccola creatura a cui poi magicamente cresceranno dei capelli d’erba. Con gli elementi che troveranno nell'orto potranno decorare il proprio personaggio dando libera espressione a tutta la loro fantasia. I bambini impareranno così a riciclare creativamente, a conoscere la natura giocando con le mani nella terra, a esplorare e osservare i suoi contenuti mediante l'uso dei "cinque" sensi. Laboratori per bambini dai 6 anni - Durata 1 h e 30 minuti Prenotazioni: www.giornatefai.it; www.ortoinfinito.it; Visita dell’Orto sul Colle dell’Infinito – INFO: 071.4604521; faiortoinfinito@fondoambiente.it (gruppi con massimo 22 persone) Le visite si svolgeranno nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19 vigenti, l’accesso è consentito alle sole persone in possesso di Green Pass Rafforzato ed è obbligatorio l’utilizzo di mascherine FFP2. Il Green Pass non è obbligatorio per i bambini al di sotto dei 12 anni e per i soggetti esenti in base a idonea certificazione medica.

MACERATA (MC) MACERATA E IL BACO DA SETA Piazza della Libertà Aperture a cura di: GIOVANI FAI MACERATA GIORNATE FAI DI PRIMAVERA 2022 !! 26 e 27 MARZO 2022 A cura dei GIOVANI FAI DI MACERATA, La Biblioteca è situata nell'ex collegio dei gesuiti, un complesso eretto nell'area precedentemente occupata dall'ospizio dei cavalieri di Gerusalemme e sottoposto a rimaneggiamenti architettonici ed ampliamenti a partire dal 1681. Nel 1773 il comune, per interessamento dei concittadini cardinal Mario Compagnoni Marefoschi, monsignor Guglielmo Pallotta e Ferdinando Palmucci, ottiene il collegio dei gesuiti per sistemarvi l'università e per aprire ad uso pubblico la biblioteca (risalente al 1565) con giorni ed orari fissi, anche se questo avviene solo nel 1787 dopo restauri corposi alla struttura. Gli interventi decorativo-pittorici degli ambienti vengono realizzati da artisti come Serafino Scarponi e Costanzo Alberti che cura sulle pareti i medaglioni con i ritratti degli imperatori benemeriti di Helvia Ricina. Per la Galleria degli Specchi Domenico Marzapani e Domenico Cervini creano una trama narrativa di grottesche di matrice raffaellesca e stilemi pompeiani con inserimento di ritratti di filosofi e di scienziati illustri. Affreschi di analoga guisa decorano altre sale della biblioteca mentre la volta dell'ex oratorio dei contadini porta la firma di Giuseppe Mattei. Da segnalare la presenza dei lavori d'intaglio di Giuseppe Ciferri e di Bernardino Consalvi, mentre i libri vengono collocati nelle scaffalature create da Domenico Antonio Pianesi. Le quadrature dei soffitti e lo stile neoclassico delle stanze si devono alla direzione artistica del pittore maceratese Vincenzo Martini. All'interno del vasto edificio, accanto alla biblioteca inaugurata nel 1787 grazie alla generosità di Bartolomeo Mozzi, hanno sede anche per periodi di tempo esigui il museo universale maceratese, il teatro e il gabinetto di lettura della società del casino (1809 – 1901), Il museo piacentino ideato nel 1819 da Michele Santarelli, la libreria Borgetti (1834) autonoma fino al 1855 rispetto alla biblioteca Mozzi, la quadreria allestita nel 1860 grazie alla donazione Bonfigli sino alla nascita del museo del risorgimento la cui fondazione è del 1905 ad opera di Giovanni e Domenico Spadoni e le raccolte civiche confluite nel 1927 nei locali della pinacoteca, Il museo delle carrozze e quello etnografico. È ritenuta una delle maggiori biblioteche delle Marche, grazie alla presenza di circa 400.000 opere tra cui incunaboli, manoscritti, carte geografiche, statuti e fondi giuridici e l'archivio della locale accademia dei catenati. Il fondo originario di 5000 volumi costituito dalla biblioteca dei gesuiti risale al 1773 e vi confluiscono i libri delle corporazioni religiose soppresse, i testi della “Pubblica Libreria del Comune”, i preziosi lasciti di Giuseppe e Bartolomeo Mozzi (1789), del padre domenicano Tommaso Maria Borgetti che dona 9.176 volumi (1833), dello storico d'arte Amico Ricci e poi nel corso di Otto e Novecento di altre donazioni, come quella della biblioteca Castiglioni (già di Pio VIII) con 20.000 volumi. Credits: Macerata Piccoli Itinerari, a cura di Comune di Macerata. Macerata, il baco da seta, la figura risorgimentale di Luigi Pianesi. La città di Macerata è stata a lungo grande produttrice di seta, il cui commercio avveniva sotto la Loggia del Grano, oggi di proprietà dell'Ateneo maceratese. Diversi fondi fotografici testimoniano le fasi di produzione, lavorazione e vendita della seta. Imprenditore che aprì un'azienda di produzione dei bachi da seta in città fu, nel 1870 circa, Luigi Pianesi, magistrato e successivamente Rettore dell'Università di Macerata, grande personaggio risorgimentale, membro dell'Accademia dei Catenati e attivo nella promozione sociale nel tentativo di migliorare le condizioni delle classi meno agiate. Un'iniziativa di valorizzazione della sua figura, accostata ad un approfondimento sulla produzione della seta (anche grazie agli esperti in biologia presenti nel gruppo), potrebbe essere organizzata in un luogo

significativo riunendo una mostra con i fondi fotografici, le stampe ed i manuali di produzione della seta presenti nella Biblioteca Mozzi Borgetti e includendo anche un'analisi architettonica e storica della struttura ospitante. COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI? I Giovani del Fondo Ambiente Italiano di Macerata hanno ideato per le aperture primaverili, che si terranno il 26 e il 27 Marzo 2022, un approfondimento sulla storia del baco da seta tramite l'esposizione di testimonianze librarie e fotografiche locali delle tecniche di produzione, allevamento e commercio dei bachi, del gelso e della seta. Assieme alle risorse della Biblioteca Mozzi Borgetti, a quelle della libreria della scuola agraria e a quelle dei fondi fotografici cittadini, il dott. Pierluigi Pianesi che ha messo a disposizione il materiale dall'archivio storico di famiglia sul suo avo Luigi Pianesi, membro dell'Accademia dei Catenati, personaggio risorgimentale di notevole rilevanza, rettore dell'Università di Macerata e, nell'ultima parte della sua vita, imprenditore nel settore della bachicoltura. Orari : - sabato 26 marzo dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 - domenica 27 marzo dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30 Ingresso, su prenotazione consigliata, con un contributo a partire da € 3,00 e con green pass rafforzato ad esclusione degli studenti minori di 12 anni Percorso di circa 50 minuti con massimo 15 persone per turno Per prenotare: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/macerata-41768/ Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI ANCONA FAI GIOVANI ANCONA MONTECASSIANO (MC) BORGO DI MONTECASSIANO Piazza Unità D’Italia Il borgo di Montecassiano sorge su un contrafforte tra il torrente Menocchia ed il fiume Potenza a 215 mt. s.l.m. L'intero territorio si estende per circa 33 Kmq; Il Borgo pare arroccato sulla collina ed è circondato dalla bella campagna coltivata, dove nel corso del tempo si sono sviluppate le frazioni, alcune delle quali molto popolose; sull'intero territorio vivono quasi 7100 abitanti. Montecassiano dista circa 20 Km dall'uscita dell'A14 di Porto Recanati, e circa 35 Km dal casello di Porto Civitanova. La città è equidistante da Macerata, da Recanati e dal mare con le città di Porto Recanati e di Civitanova; questa posizione si rivela un buon punto di partenza per quanti vogliano raggiungere con facilità città vicine, ma godere anche delle bellezze naturalistiche dalla costa Adriatica ai Monti Sibillini. La campagna che la circonda è per buona parte ancora intatta, con i suoi casolari e i campi seminati e pronti al raccolto in ogni stagione. Le aziende agricole producono beni da consumare a km zero; vigneti e vasti uliveti disegnano il territorio che non ha dimenticato le proprie origini e ha capito che la vera ricchezza può venire dalla tranquillità della campagna, dal paesaggio e dai buoni frutti della terra. Le porte d'ingresso alla città, che si aprono sulle mura dell'antico borgo, offrono stupendi scorci panoramici sul contesto paesaggistico che può essere apprezzato pienamente anche con lunghe e rilassanti passeggiate a piedi e in bike. Dal nucleo urbano infatti si arriva in aperta campagna dove non di rado capita anche di imbattersi in solitarie ed antiche chiesette rurali o in edicole sacre. Ovunque ci si ritrovi basta alzare lo sguardo

per ammirare a poca distanza la sommità di Montecassiano con l'inconfondibile campanile della chiesa della Collegiata che svetta sulle abitazioni rendendolo un'icona del territorio. Castrum Montis Sancte Marie è il primitivo toponimo del paese di Montecassiano come risulta dal primo documento conservato nell'Archivio Comunale e datato 5 Luglio 1151, per poi apparire trasformato a partire dal 1200 in Montis Sancte Marie in Cassiano. Una serie di rinvenimenti archeologici nel territorio, tra cui una stele funeraria del I d. C. (dedicata da Tusidio Ciro alla moglie Cassia, tutt'ora conservata nell'atrio del Palazzo comunale) ed altri oggetti come monete e statuine, attestano la frequentazione già in epoca romana di queste zone, considerando anche la vicinanza dell'importante città romana di Helvia Ricina lungo il fiume Potenza. Intorno al 400 d.C. a causa delle invasioni visigote e delle successive guerre gotiche i pochi scampati dalle battaglie, si arroccarono sulle colline circostanti attorno al castrum principale (Castrum Montis Sancte Marie), dove probabilmente sorgeva il tempio di Venere Ericina insieme con una domus. Qui i discendenti delle prime famiglie fondarono con il trascorrere dei secoli una comunità di “conti rurali” chiamati “i cassiani”, dal nome della famiglia Cassiani, che governarono per secoli le alture. Nel medioevo il territorio circostante era quindi formato da cinque castelli, tutt'ora presenti nello stemma comunale, rappresentati da cinque colline, corrispondenti alle attuali frazioni. Come risulta nei documenti del XI secolo i cassiani in quel periodo vivevano già nel borgo in alcuni edifici prospicienti l'attuale piazza Unità d'Italia che rappresenta il nucleo insediativo medioevale di Montecassiano. Successivamente, intorno al XIII secolo, i monaci cistercensi di Chiaravalle di Fiastra, fondarono il monastero di Santa Maria. Il trascorrere dei secoli non ha compromesso l'originale morfologia del borgo di Montecassiano che si presenta al visitatore con la classica struttura compatta dal nucleo di impianto tardo medioevale. Ancora oggi è infatti godere della sensazione di immergersi nel tempo passato percorrendo i vicoli stretti, le piagge e scoprendo le piazzette secondo un tragitto che dal XV secolo si è mantenuto inalterato nel tempo. Il centro storico, il cuore di tutto il territorio montecassianese, è completamente racchiuso dalla poderosa cinta muraria edificata a partire dal 1437 dalla quale è possibile affacciarsi per godere della dolcezza del paesaggio circostante. Ancora oggi come allora si accede all'interno del borgo, attraversando le tre porte: a sud-est la porta di S. Giovanni verso Macerata, a nord-est, verso Osimo, la porta C. Battisti, che si affaccia sulla via Settempedana (antica strada di origine romana), nei pressi della quale si trova la storica fontana dei Cavalli. La terza porta si apre verso ovest, anticamente denominata del Cerreto oggi è conosciuta come porta Diaz. Il circuito viario interno al borgo si snoda seguendo un andamento circolare a cerchi concentrici che seguono la conformazione ascendente della collina al culmine della quale si trova la chiesa della Collegiata. Questo andamento caratteristico dell'urbanistica medioevale, è stato molto efficacemente definito “a foglie di cipolla” e riflette un modello medioevale molto diffuso di sviluppo urbano a irraggiamento concentrico. Appena al di sotto della chiesa della Collegiata, percorrendo un'ampia scalinata, si giunge al centro del borgo in piazza Unità d'Italia sulla quale prospettano: palazzo dei Priori, palazzo Compagnucci e la Chiesa di san Marco del XVIII secolo. COSA SCOPRIRETE DURANTE LE GIORNATE FAI? Le Giornate FAI di Primavera, edizione 2022, rappresentano una occasione unica per scoprire la bellezza di un borgo medioevale rimasto inalterato nel tempo: Montecassiano un luogo magico da scoprire insieme capace di farci vivere una dimensione storica unica e ricca di suggestioni. La visita itinerante comincerà da piazza Unità d'Italia, ovvero dall'antico castrum. Piazza Unità d¿Italia è delimitata a nord dal palazzo dei Priori, a ovest dal palazzo Compagnucci, a est dalla facciata della chiesa di san Marco e dall¿ex convento degli Agostiniani (ora residenza municipale), mentre a sud si trovano alcune abitazioni private. Tra il palazzo dei Priori e il palazzo

Compagnucci si sviluppa una spettacolare scalinata, incorniciata da un’ampia arcata che conduce alla chiesa della Collegiata dedicata a santa Maria Assunta. L’edificio ricostruito nel 1234, dai monaci cistercensi dell'abbazia di Chiaravalle di Fiastra, nel 1402 venne completamente modificato e orientato in direzione est-ovest, mentre prima si stendeva da nord a sud. Alla fine della navata di sinistra è possibile ammirare la monumentale pala d’altare in terracotta invetriata e dipinta risalente al XVI secolo, opera del fiorentino fra¿ Mattia della Robbia (con l’aiuto iniziale del fratello Ambrogio, poi deceduto). Questa opera è importante non solo per le grandiose ed inusuali dimensioni, ma soprattutto perché è l’unica opera certa (cioè documentata attraverso le carte d’archivio) di uno degli ultimi esponenti della bottega fiorentina dei Della Robbia, famosissima nei secoli XV e XVI per la produzione di maioliche e terrecotte. Uscendo dalla porta laterale della chiesa si accede a palazzo Compagnucci, oggi sede della Pinacoteca civica. L'edifico è appartenuto a famiglie illustri: prima gli Scaramuccia, poi i Capponi ed infine i Compagnucci. Qui, oltre ad ammirare le splendide pareti affrescate a guazzo pompeiano di grottesche tra cui la splendida sala degli “animali esotici” e la sala delle “quattro stagioni”, verrà anche narrato il collegamento di questo palazzo con la famiglia dei Savoia e perché abbiano onorato del loro stemma la famiglia Scaramuccia che vi abitava qui nel XVI secolo. Alcune opere conservate in queste stanze, come la Madonna di Johannes Hispanus, il “sogno di Giacobbe” del Buratto e la galleria dedicata all’artista locale ottocentesco Cingolani vi sveleranno come Montecassiano non sia mai rimasta ai margini della storia dell’arte di questi territori. Usciti da palazzo Compagnucci, attraversando piazza Unità d'Italia, si giunge alla chiesa di san Marco, detta anche di sant' Agostino. L'edificio venne costruito nell’ultimo decennio del XIV secolo, fu spesso utilizzato come sala per il Consiglio durante i periodi di guerra e di pestilenza. La chiesa e il convento vennero affidati all’ordine degli Agostiniani che si insediarono nel Comune alla fine del XV sec. e provvidero all’allargamento del fabbricato attraverso ristrutturazioni e accorpamenti. Nel corso del XVI secolo la chiesa subì i primi interventi di restauro, ma il definitivo e radicale rifacimento dell’edificio è avvenuto nel corso del Settecento, quando fu demolito l’arco di collegamento con il palazzo dei Priori e si rimaneggiò completamente la struttura originaria. L’interno della chiesa è uno splendido esempio di barocchetto marchigiano a tre navate, qui si possono ammirare le pale degli altari laterali opere di autori di ambito marchigiano del XVII secolo. Orari : - sabato 26 marzo dalle 15.00 alle 18.00 - domenica 27 marzo dalle 14.00 alle 18.00 Ingresso, su prenotazione consigliata, con un contributo a partire da € 3,00 e con green pass rafforzato ad esclusione degli studenti minori di 12 anni Turni di visita ogni 20 minuti Visite a cura di : Ciceroni Istituto Comprensivo Cingolani Testo scritto da Fiorella Perugini comune di Montecassiano, Ilaria Matteucci e Letizia Dalmazi ufficio turistico Montecassiano, Roberto Lorenzini, Manuela Francesca Panini delegazione FAI Ancona, FAI GIOVANI ANCONA Per prenotare: https://faiprenotazioni.fondoambiente.it/evento/borgo-di- montecassiano-42042/ Le Giornate FAI di Primavera si inquadrano nell’ambito delle iniziative di raccolta pubblica di fondi occasionale (Art 143, c 3, lett a), DPR 917/86 e art 2, c 2, D Lgs 460/97). A coloro che decideranno di partecipare verrà suggerito un contributo non obbligatorio a partire da 3 euro, utile a sostenere la missione di cura e tutela del patrimonio culturale italiano della Fondazione. La donazione online consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita. Per molti luoghi, soprattutto nelle grandi città, la prenotazione online è consigliata perché garantisce l’accesso alla visita. Sarà inoltre possibile sostenere ulteriormente la Fondazione con contributi di importo maggiore oppure con l’iscrizione annuale, online o in piazza in occasione dell’evento, un gesto concreto in difesa del patrimonio d'arte e natura italiano che permette di godere di vantaggi dedicati. In occasione delle Giornate di Primavera, gli iscritti FAI potranno beneficiare di aperture e visite straordinarie in molte città e altre agevolazioni e iniziative speciali. Le visite si svolgeranno nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19 vigenti, l’accesso è consentito alle sole persone in possesso di Green Pass Rafforzato ed è obbligatorio l’utilizzo di mascherine FFP2. Il Green Pass non è obbligatorio per i bambini al di sotto dei 12 anni e per i soggetti esenti in base a idonea certificazione medica.



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